II Ed.

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Chiari, a Villa Mazzotti sfilano i libri Incontri con gli autori.

Uno spazio per i bambini e una mostra di Cinquecentine Enrico Mirani

CHIARI Ottantadue piccoli editori provenienti da tutta Italia con oltre duemilacinquecento titoli, una trentina di incontri con gli autori, ventisette ore e mezza di evento suddivise in tre giorni nella prestigiosa Villa Mazzotti: sono alcuni dei numeri riguardanti la II Rassegna della Microeditoria italiana, in calendario dal 5 al 7 novembre a Chiari. L’iniziativa, come l’anno scorso, è promossa dall’associazione cultura L’Impronta, in collaborazione con il Comune e con il patrocinio di Provincia e Regione. C’è stato un salto notevole, quantitavo e qualitativo: nel 2003 i partecipanti erano stati 47, inoltre non tutte le regioni erano rappresentate. «Potevano essere anche più di 82 – ha spiegato durante la presentazione Daniela Mena, che cura l’organizzazione per L’Impronta – ma Villa Mazzotti non può contenerne di più…». Tre giorni, dunque, per favorire l’incontro fra gli autori e i fruitori dei libri, attraverso la mediazione dei «produttori».

Saranno presenti tutti i generi: letteratura per gli adulti e per i bambini, saggistica, storia locale, poesia, gastronomia, giallo-noir, comicità, musica, cultura etnica, fotografia, arte, spiritualità, filosofia… Una testimonianza di come piccolo editore non significhi brutto o trascurabile, anzi. Spesso è invece sinonimo di qualità, nella veste grafico-editoriale, come negli argomenti e nelle firme. Autori emergenti, temi specifici che i «grandi» trascurano per ragioni di mercato o visibilità, trovano accoglienza nella microeditoria.

Una folta rappresentanza sarà a Chiari da venerdì 5 a domenica 6. L’assessore alla Cultura di Chiari, Fausto Consoli, commentando l’iniziativa, ha parlato di «atto doveroso verso un settore dell’editoria italiana che interpreta il proprio ruolo nello sforzo quotidiano di far coincidere le limitate prospettive del fatturato con l’alto livello culturale del prodotto offerto».

Il prof. Bernardo Scaglia (uno degli autori che interverranno alla Rassegna) ha sottolineato la funzione dei piccoli editori: «Comunicare in maniera semplice temi culturali di interesse, destinati ad un pubblico attento». L’assessore provinciale al Tempo libero, Alessandro Sala, ha promesso «l’impegno della Provincia per promuovere di più i piccoli editori bresciani. Il loro compito è importante, soprattutto come strumento per far conoscere ai giovani la cultura bresciana».

La Rassegna sarà inaugurata venerdì 5 alle 16.30 e si chiuderà alle 22. Sabato apertura dalle 10 alle 22, domenica dalle 10 alle 20. Oltre agli incontri con gli autori, sono previsti alcuni eventi collaterali. Innanzitutto la mostra «Storia dell’editoria e del libro antico», a cura della Fondazione Biblioteca Morcelli Repossi di Chiari: trentaquattro volumi rari della Morcelliana scelti fra le Cinquecentine stampate e edite nel Bresciano. Iniziative anche per i più piccoli. In una sala di Villa Mazzotti, a cura della Biblioteca comunale «Sabeo», sarà allestito uno Spaziobambini: il gruppo le Librellule animerà letture specifiche (il sabato alle 15 per gli ospiti da 6 a 10 anni, sabato alle 16,45 e domenica alle 15 per quelli da 3 a 7 anni).

Sabato mattina sono state programmate le visite delle scuole. Da segnalare anche il convegno di sabato 6, alle 14.30: «Perché pagare per leggere? La promozione della cultura fra diritti degli autori e diritti dei lettori». Interverranno Igino Poggiali (già presidente dell’Associazione italiana biblioteche), Antonio Attisani (docente di storia del teatro e dello spettacolo), Giampaolo Azzoni (docente di deontologia della comunicazione all’Università di Pavia), Antonio Caronia (docente di tecniche multimediali all’Accademia di Brera), Mario Guaraldi (editore) e Wu Ming 1 (Roberto Bui, uno dei cinque scrittori del collettivo). Dibatteranno su una questione tutt’altro che formale: le norme dell’Unione Europea che impongono alle biblioteche di pagare i diritti d’autore per i prestiti. Chi paga? Le singole biblioteche? Lo Stato? Alla fine, come al solito, a pagare potrebbe essere comunque ancora il cittadino, sottoforma di tasse o di taglio dei servizi bibliotecari.

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