
Donne crudeli
Autore:
René Charvin
Editore: ARTICOLI LIBERI
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione:
2026
18,00 € COMPRALO QUI
«Oggi celebro il nostro matrimonio e i miei leoni saranno i nostri invitati.»
Tra Pesth, Vienna, Kiev e Bucarest, in un’Europa che porta ancora addosso la febbre della storia – aristocrazie in declino, rivolte soffocate nel sangue, brigantaggio, legge marziale – Donne crudeli costruisce una geografia del desiderio dove l’intimità non è mai privata ed è sempre un campo di forza. Le protagoniste di questi racconti, spietate e lucidissime, non incarnano la seduzione come promessa, ma come potere esercitato: sono donne che decidono, governano, puniscono e trasformano la passione in dominio. Nell’universo narrativo di René Charvin, la perversione è una grammatica e la violenza una forma di controllo implacabile: un femminismo ante litteram che non chiede di essere compreso, né giustificato. Un libro estremo, senza consolazioni, e proprio per questo affascinante. Donne crudeli non addomestica: mette in scena il desiderio come gerarchia e il corpo come territorio politico, perché la libertà – per chi la prende – può avere la forma del comando.
Tra Pesth, Vienna, Kiev e Bucarest, in un’Europa che porta ancora addosso la febbre della storia – aristocrazie in declino, rivolte soffocate nel sangue, brigantaggio, legge marziale – Donne crudeli costruisce una geografia del desiderio dove l’intimità non è mai privata ed è sempre un campo di forza. Le protagoniste di questi racconti, spietate e lucidissime, non incarnano la seduzione come promessa, ma come potere esercitato: sono donne che decidono, governano, puniscono e trasformano la passione in dominio. Nell’universo narrativo di René Charvin, la perversione è una grammatica e la violenza una forma di controllo implacabile: un femminismo ante litteram che non chiede di essere compreso, né giustificato. Un libro estremo, senza consolazioni, e proprio per questo affascinante. Donne crudeli non addomestica: mette in scena il desiderio come gerarchia e il corpo come territorio politico, perché la libertà – per chi la prende – può avere la forma del comando.