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Celti, fate e altre storie. Nella tradizione popolare piemontese

Celti, fate e altre storie. Nella tradizione popolare piemontese

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Continua idealmente la serie di studi di carattere storico-folklorico-antropologico che l’Autrice ha sviluppato con L’Ombra d’argento, con Trittico al femminile, e infine, per i tipi di Atene del Canavese, con Esseri misteriosi della tradizione popolare piemontese.
Il libro attuale esplora più a fondo le radici storiche preromane della civiltà piemontese (Celti, Galli, Mèrici, Stazielli, Salassi ecc.) e si avvale di illustrazioni opera di artisti affermati nel panorama piemontese e nazionale. Si approfondiscono così temi in parte archeologici, come pietre sacre, santuari ipetrali, ritualità antiche conservate sotto specie diverse, una spiritualità che si collega alle culture di genti che abitavano la Gallia dalla Provenza fino alla Bretagna e che si esprime spesso con massi sacri, dolmen, menhir, stele ecc. più tardi dimenticati, spostati, maltrattati o spezzati.
Il libro narra di regine benigne o perfide che costruirono strade facendo del bene o distrussero interi paesi, del Grande padre Serpente che rappresenta una spiegazione della creazione del Mondo e restituisce immagini di draghi e serpenti misteriosi sposi delle fate, della leggenda di Mezzomerico della Chioccia d’oro e dei suoi sviluppi longobardi, delle grandi città perdute del Piemonte (Bessinia,Mazzé, Caristium ecc.) distrutte dai Romani, fiabesche o sommerse come l’antica Atlantide.
Il volume è corredato dalle sintesi di alcune delle leggende più diffuse, compresa quella di Melusina, per una migliore comprensione del testo. Intento di tutto il volume è ancora una volta il “disseppellimento” di realtà sepolte nel tempo e fossilizzate in evocazioni e leggende dalle remote origini.
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