ALESSANDRO DI BATTISTA
Intervista dal suo ultimo libro Democrazia deviata. Perché non ha più senso parlare di governo del popolo Alle ultime elezioni europee, nel nostro Paese, ha votato il 48,13% degli aventi diritto. Nel 1979, quando si tennero le prime consultazioni, votò l’85,65% degli italiani. L’Europa, Italia inclusa, sta affrontando la peggiore crisi politica, sociale, demografica e valoriale della sua storia. Tuttavia l’abbandono delle urne è dovuto a un altro fattore: la consapevolezza di vivere in una democrazia deviata. Milioni di persone scelgono di non votare perché credono che le decisioni non vengano più prese all’interno dei Parlamenti ma altrove; pensano che i grandi uomini d’affari e gli Ad dei fondi di investimento o delle fabbriche di armi contino più di ministri e parlamentari. I cittadini chiedono di stare alla larga dai conflitti, ma i politici, o chi muove i fili, non fanno altro che alimentarli. E a deviare la sempre più claudicante democrazia ci pensano anche i mezzi di informazione. Ha ancora senso parlare di democrazia? Alessandro Di Battista è reporter, scrittore e attivista politico. Nel 2018 sceglie di non ricandidarsi alle elezioni politiche per dedicarsi alla scrittura e alla produzione di documentari. Ciononostante, contribuisce alla vittoria del M5S realizzando un tour in tutta Italia. Già autore di documentari sull’Iran, sull’America latina, sulla Russia, sui campi profughi palestinesi realizzati per TvLoft e di reportage per Il Fatto Quotidiano, dal 2023 è in scena nei teatri d’Italia con monologhi di impegno civile (il caso Assange, il genocidio in Palestina, Scomode verità). Ha fondato un’associazione culturale chiamata “Schierarsi”.
Intervista a cura di Alex Corlazzoli, giornalista del fatto Quotidiano. Saluto di Daniela Mena direttrice di Microeditoria.

