Visit Chiari

tra una conferenza e l’altra potrete girare e visitare la città

 

Villa Mazzotti

Pinacoteca Repossi

Museo della Città di Chiari

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Chiari da scoprire, una città dalle mille meraviglie a portata di tutti

Chiari, situata nel settore Sud-Ovest della Provincia di Brescia, si trova ad un’altitudine di 138 metri sul livello del mare ed ha una popolazione che si aggira intorno ai 19mila abitanti. L’abitato, oltre al nucleo del centro storico, comprende le località periferiche di San Bernardo, San Bernardino, Santellone, San Pietro e San Giovanni. Come riportato proprio sul sito del Comune, molte sono le ipotesi sull’origine del nome della cittá. Il toponimo Chiari potrebbe infatti derivare dal latino “Clarus”, riferito ad un probabile senatore romano, forse un certo “Clarius” oppure legare il suo nome alla chiarezza delle acque o ancora alla colorazione chiara della corteccia dei pioppi della pianura.

 

Tante bellezze da non perdere

Sono tante le meraviglie da non perdere. Si comprende immediatamente che Chiari presenta una forma urbana circolare. Le strade si diramano dal cuore, piazza Zanardelli. La cerchia muraria antica, demolita ai primi dell’Ottocento, è stata colmata dai viali alberati che permettono un itinerario circolare della cittá, sul percorso della circonvallazione esterna. Caratteristica è inoltre la presenza dei corsi d’acqua irrigui, le seriole. Consigliato è un giro a piedi, passeggiando tra le vie della città: da non perdere è il Duomo, così come la Torre civica. Perle sono anche del Museo della città, della Fondazione Morcelli Repossi, la Villa Mazzotti e  il Municipio.  Solo per citarne alcune.

 

Il Duomo

La più antica chiesa è il Duomo (situato in piazza Zanardelli). La maestosa chiesa è dedicata ai Santi Faustino e Giovita, patroni di Chiari insieme a Sant’Agape, di cui porta il nome la cripta. E’ citata per la prima volta in un documento del 1148 come “cappellam Sancti Faustini in castro Clare”, ma  della chiesa originaria non rimane alcuna traccia visibile nell’architettura attuale. Questa infatti risale alla seconda metà del XV secolo, quando la chiesa più antica, molto più piccola,venne abbattuta perché inadeguata a soddisfare le esigenze della comunità. Un’iscrizione incisa su un mattone murato all’interno della chiesa, riporta il 1432 come data d’inizio della nuova costruzione. Nel corso dei secoli la struttura è poi stata modificata negli impianti così come nelle facciate: numerosi sono stati rifacimenti e gli ampliamenti che hanno portato il Duomo ad essere come è oggi. 

 

La torre campanaria

Dall’alto dei suoi 55 metri di altezza la torre, considerata da sempre il simbolo della città di Chiari, domina la piazza e si affianca al Duomo. Formata da un alto basamento in bugnato e cella campanaria a quattro fornici classici con elegante balaustra, presenta su ogni facciata un orologio con lo sfondo del colore della rispettiva quadra su cui si affaccia.

 

Santa Maria Maggiore

Da non perdere è anche la chiesa di Santa Maria Maggiore. Situata in via de Gasperi, la struttura risale al 1200, ma negli anni fu poi oggetto di numerosissime ristrutturazioni. Attualmente, chi visita la chiesa, si trova in una struttura molto semplice che però ospita degli interni principeschi, ricchi di decorazioni, ma anche strutture di legno intagliato artigianalmente, di grande pregio e prestigio artistico.

 

Il Municipio

Il Municipio di Chiari, situato in piazza Martiri della Libertà, è un edificio imponente. Il Comune di oggi è in realtà l’ex caserma Eugenio di Savoia che, dal 1950 al 1967, era stata trasformata in campo di raccolta di ebrei e di profughi istriani, giuliani e dalmati. Al suo interno, assolutamente da non perdere è lo stucco lucido (di circa 100 metri quadrati) “Le stagioni della Chiaritudine”, nella sala intitolata a Giovanni Repossi. L’opera occupa un’intera parete e i personaggi in primo piano sembrano quasi a grandezza naturale. L’affresco fu commissionato a Giovanni Repossi nel 1986 dall’Amministrazione comunale vigente. Il motivo centrale di quest’opera è la coralità: la città come manifestazione fisica di una comunità che si identifica con la propria storia, facendosi portatrice di valori etici e civili.

 

Ulteriori approfondimenti e dettagli, oltre a quelli già tratti, sono presenti all’interno della “Guida di Chiari”, curata da Ivana Venturini.

La Villa Mazzotti, luogo del cuore anche per il Fai

Una residenza storica dalla naturale bellezza. Villa Mazzotti, situata in viale Mazzini, è un tesoro per Chiari ma non solo. Situata in viale Mazzini, la dimora dallo stile liberty, che vanta anche un meraviglioso parco, è inserita in una delle grandi campagne nazionali del FAI – Fondo Ambiente Italiano, quella dei «I luoghi del cuore». Per i clarensi, la Villa Mazzotti, è “casa”. Un posto dove trovare pace, dove passeggiare, correre o giocare con i bambini. Un luogo dove sentirsi esattamente nel posto giusto. Tantissimi sono inoltre gli appuntamenti e gli eventi che ogni anno vengono organizzati al suo interno: questi permettono alla cittadinanza di vivere al meglio la storica residenza, ma anche a coloro che vengono da fuori di poterne ammirare le sue bellezze.

La scheda e l’attenzione del Fai

All’inserimento nel progetto aveva lavorato l’assessore alla Cultura Chiara Facchetti (prima consigliere con delega in occasione del Centenario). Sul sito del Fai è presente una scheda che illustra brevemente la storia della Villa Mazzotti.

“La villa, residenza del conte Lodovico Mazzotti-Biancinelli, fu costruita tra il 1911 e il 1916 in stile neorinascimentale su progetto dell’architetto torinese Antonio Vandone di Cortemilia, uno dei maggiori esponenti del Liberty italiano. L’edificio ha pianta quadrata articolata attorno ad un peristilio centrale, con scalone monumentale illuminato da una grandiosa finestra Liberty a tre campate. La struttura si sviluppa su due livelli ed è ricoperta da un lucernario. Attorno alla villa sorgono le scuderie, il garage, il villino del custode con torretta e le serre. Il parco della villa fu concepito come giardino all’italiana dall’architetto Vandone di Cortemilia, ma nel 1927 fu trasformato dallo studio di architettura parigino Adam & Co. che lo abbellì con un teatrino, una voliera, vari tempietti, vasi e statue neoclassiche e circa otto chilometri di siepi. Il versante sud-est del giardino è protetto da una recinzione costituita da una cancellata in ferro, ornata con motivi floreali e sorretta da pilastri bugnati in cementi”.

Per quanto riguarda invece il parco, una immensa distesa, ha una superficie verde pari a circa 10 ettari, precisamente si tratta di circa 87.000mq.  E’ doveroso sapere che le alberature, le specie ad alto fusto ed arbustive, rappresentano un vero patrimonio verde mentre tra le curiosità è noto che le siepi raggiungono una lunghezza tra gli otto e i 10 chilometri. Le fontane, come stabilito dall’Amministrazione comunale, sono in fase di riparazione e presto regaleranno nuovamente tutti i loro giochi d’acqua mentre nel parco sono ancora presenti i tempietti, le statue neoclassiche e i grandi vasi ornamentali. Per votare basta andare sul sito https://www.fondoambiente.it e cercare la Villa nella sezione «Luoghi».

Lodovico Mazzotti-Biancinelli e la Mille Miglia

Dal 1981 di proprietà comunale, la Villa venne costruita nel 1916 per volere del conte Ludovico Mazzotti Biancinelli. Il figlio Franco fu fondatore della Mille Miglia, storica corsa automobilistica. Intorno alla metà degli anni ‘20, mentre Mazzotti è socio dell’Automobile Club di Brescia, nacque, con degli amici, l’idea di una corsa stupefacente e soprattutto legata a Brescia. La prima edizione partì il 17 marzo del 1927. Ancora oggi, la corsa, passa da Chiari e dalla Villa che l’ha vista nascere.

La storia delle Quadre

Le Quadre si ricollegano realmente alla storia. Per interi secoli hanno rappresentato un’organizzazione politico-amministrativa della città contro i “soprusi” del capoluogo.  Quello delle Quadre era una sorta di ruolo protezionistico del territorio e, forse, proprio questo ha contribuito ad alimentare un sentimento di fierezza e orgoglio nei confronti delle origini della città stessa. Non indicavano altro che una porzione di territorio. La città fu infatti divisa in quattro parti (per essere gestita al meglio) e gli abitanti di ognuna di queste erano tenuti a prestare la loro opera per mantenere in efficienza la porta e il tratto di mura compresi nell’area di pertinenza. L’aggregazione sociale arrivò da sola. Si crearono delle vere e proprie “famiglie” che nel tempo hanno scelto i propri singoli, gli organismi amministrativi e associativi. Il potere delle quattro crebbe via via nel tempo. Erano loro a dominare la scena pubblica. In questo contesto nacque anche il Consiglio dei Quaranta (che ricorda un po’ l’odierno Consiglio comunale). Ogni Quadra eleggeva dieci rappresentanti che ne andavano a formare il “Consiglio dei Quaranta”. Era nominato solo dai cittadini originari e aveva grande peso nella vita della città. Le Quadre, però, vissero il momento di massimo splendore tra Cinquecento e prima metà del ‘700.  I tempi iniziarono piano piano a cambiare e l’organizzazione iniziò a vacillare. Ma le Quadre continuarono a sopravvivere come associazioni private finché anche i beni comuni vennero ripartiti tra gli associati e nel ‘900 cessarono ogni attività. Delle quattro Quadre ci sono rimasti però i colori e tutto l’attaccamento.

 

Il Palio delle Quadre

Correva l’anno 1978. Alcuni cittadini con la passione dello sport, decisero di unirsi. L’obiettivo? Creare aggregazione, far rivivere lo spirito collaborativo delle Quadre in un grande evento. Così nacque la corsa de Palio. La staffetta è da sempre il momento culminante della manifestazione. Intorno a questo si è poi creata la festa. La tradizionale corsa del Palio altro non è che una staffetta podistica per le vie del centro cittadino. Gli atleti, quattro per volta, si sfidano come vuole la tradizione su un percorso di circa 1.000 metri e si danno il cambio durante il tracciato. La Quadra vincitrice ha il compito di custodire il Palio. Alla terza vittoria, anche non consecutiva, ne ottiene il possesso e una volta avvenuta l’assegnazione definitiva, un artista clarense ne disegnerà uno nuovo.  La prima edizione fu disputata nel 1979 e  proprio come nel 2019, a vincere fu la quadra di Villatico. La manifestazione, un tempo, era del tutto diversa, ma non la corsa. La staffetta nel tempo è infatti rimasta invariata. Insomma, per una settimana si vive a pieno la città: si partecipa alle iniziative e si mangia tutti insieme. Cortezzano, Marengo, Zeveto e Villatico offrono i piatti tipici che hanno perfezionato negli anni.

 

I confini e la storia

Ma quali sono i confini delle quattro Quadre? Come è diviso il territorio? Una divisione era stata fatta nel volume “Il Palio delle Quadre di Chiari”, edito da Gam nel 1986 e curato da Claudio Baroni.

Cortezzano: “Cortezzano sorge a sud-ovest della piazza centrale. E’ la porzione di abitato che attorno all’omonima via, guarda al tramonto. Dalla sua porta usciva la via per Milano”. Agli azzurri appartiene il più antico documento che attesta l’esistenza delle Quadre. E’ datato 15 giugno 1624.

Marengo: “La quadra di Marengo occupa il settore nord-ovest del centro di Chiari e si prolunga nella campagna fino al San Bernardo e al Santellone. I suoi confini sono delimitati da due antiche seriole, la Castrina e la Vetera”. Negli anni è più volte stata definita la “Quadra più ricca” soprattutto date le preziose decorazioni artistiche presenti nella chiesetta di via Santissima Trinità.

Villatico: “Sembra derivi il suo nome dal fatto che attraverso la sua porta usciva la via per la città di Brescia, cioè verso la Villa”. La sua collocazione è sicuramente stata quella più strategica: sicuramente è la più cittadina (comprende anche la Rocca) e meno rivolta alla campagna.

Zeveto: “E’ posta nella zona sud-est della cittadina e si prolunga per tutta la campagna fino ai confini con Coccaglio e Catrezzato”. E’ considerata la più vivace delle Quadre, sia per i personaggi illustri che la abitarono sia perché vide l’insediarsi delle filande e delle prime realtà industriali.

La Fondazione  “Biblioteca Morcelli – Pinacoteca Repossi”, un grande gioiello

Un patrimonio prezioso e di inestimabile valore. Una vera perla. La Fondazione “Biblioteca Morcelli-Pinacoteca Repossi” nasce nel 1966 in ricordo dei fondatori della biblioteca e della pinacoteca: Stefano Antonio Morcelli (1737- 1821) gesuita, insigne classicista e antichista, prevosto di Chiari e Pietro Bartolomeo Repossi (1776-1854) avvocato e professore di lettere. Situata in via Varisco a Chiari, è un luogo pieno di arte e cultura, dove convivono “frantumi di antichità”.

La Biblioteca Morcelliana, aperta al pubblico fin dal 1822, si è costituita attorno al lascito di Morcelli e si è arricchita grazie a donazioni private e pubbliche. Attualmente conta 70.000 volumi a stampa, tra cui 58 incunaboli, migliaia di cinquecentine e di edizioni dei secoli XVII-XVIII. E’ ricca di manoscritti, pergamene, archivi storici, pubblici e privati. Per quanto riguarda invece la Pinacoteca, nel 1854, l’avvocato Repossi lasciò alla biblioteca la sua collezione d’arte. Oggi, la Pinacoteca Repossi conserva un prestigioso patrimonio artistico e culturale.

Il nuovo allestimento

Nel dicembre 2019 è stato inaugurato il riallestimento della Pinacoteca Repossi a seguito del generoso lascito di dipinti da parte di Eva Bonicelli Reggio. Per legato testamentario, la Fondazione ha acquisito 90 pezzi. Durante i lavori sono state trasferite e ricollocate alcune opere, ed è stata ideata e scelta una nuova struttura espositiva. Inoltre, sono state fatte modifiche all’illuminazione e alle didascalie e sono stati inseriti pannelli didascalici per ogni sala.

Il Museo della Città di Chiari e tante avventure da non perdere

Il Museo della città di Chiari, situato in piazza Zanardelli, è spesso sconosciuto, ma di incredibile bellezza. L’ingresso, situato sotto i portici quattrocenteschi che separano la piazza centrale da quella delle Erbe, dà accesso ai locali al piano terra un tempo adibiti a Carceri e di cui restano ben riconoscibili le celle con i cortili d’aria femminile e maschile. Questi ambienti, insieme a quelli del piano superiore, che in età rinascimentale ospitava il Palazzo del Podestà,  sono oggi utilizzati per mostre, allestimenti temporanei e iniziative culturali. Invece, sul lato settentrionale della piazza, nei locali dell’ex Comune, ci sono l’Archivio storico comunale  e i laboratori di storia e archeologia.

 

La sezione archeologica

Curata dall’archeologa Irene Paderno la sezione archeologica del Museo della città di Chiari merita di essere visitata almeno una volta nella vita. Come specificato nella “Guida di Chiari” e in tutti gli scritti ufficiali, gli ambienti sotterranei del Museo, ricavati in occasione dei lavori di recupero e ristrutturazione degli edifici monumentali di piazza Zanardelli, ospitano l’allestimento archeologico e multimediale intitolato “Chiari da Villaggio a Città. Presente e Passato alla luce dell’Archeologia”. Esiste infatti “un laboratorio di storia e archeologia che offre una lettura delle origini di Chiari e del suo sviluppo storico-urbanistico presentato attraverso gli eccezionali risultati delle indagini archeologiche svolte tra il 2007 e il 2009 in piazza Zanardelli”. Le tracce più antiche sono relative ai resti di un villaggio altomedievale che, ampliandosi nelle fasi successive, ha determinato la caratteristica forma urbana circolare di Chiari. 

Di particolare interesse è inoltre lo scavo di una casa in legno, distrutta da un incendio, che ha restituito oggetti e resti organici relativi all’attività tessile e alla produzione casearia e fornisce uno spaccato di vita quotidiana riferibile al X e XI. I dati storici e archeologici sono presentati con modalità innovative e di semplice comprensione: ai reperti si accostano immagini, filmati, ricostruzioni virtuali e interattive che coinvolgono il visitatore.